Guerre Mondiali

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Elio Sabbatini, partigiano

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Elio Sabbatini nasce a Pesaro il 18/01/1926 da una famiglia di contadini di San Pietro in Calibano, l'attuale Villa Fastiggi, ed è il primo di tre figli.
Trascorre l'infanzia frequentando le scuole fasciste, dove gli viene appunto insegnata l'etica fascista, fino all'età di 14 anni, quando inizia a lavorare come operaio. Qui si crea una coscienza critica nei confronti del movimento fascista e entra in contatto con gli oppositori del fascismo. Poco dopo la firma dell'armistizio italiano, all'età di 17 anni, entra a far parte dei GAP (Gruppi d'azione Partigiana) e poi entra nella Brigata Garibaldi della zona.

Qui di seguito è riportata l'intervista rilasciata dal signor Sabbatini in esclusiva per il sito http://guerremondiali.altervista.org:

Quando era piccolo qual'era la sua opinione nei confronti del Partito Fascista? E cosa ne pensava di Mussolini?
Beh quand'ero ragazzino non si faceva altro che parlare del fascismo e mitizzare le imprese fatte da loro. Per esempio a scuola la mia insegnante aveva il marito reduce dalla guerra in Etiopia e le aveva portato come “souvenir” un coltello utilizzato dagli indigeni. Lei lo portava a scuola e raccontava in continuazione le grandi imprese compiute dai fascisti laggiù. Basti pensare che, quando le truppe italiane conquistavano una città etiope, veniva posta sulla cartina geografica dell'Africa una bandiera in corrispondenza dei territori occupati.
Mussolini veniva sempre descritto come un grande condottiero, che aveva portato l'Italia a diventare un grande impero coloniale.
La realtà dei fatti però non veniva mai raccontata: infatti, quando le truppe italiane erano costrette a ritirarsi a seguito di una sconfitta, questa veniva descritta come una “ritirata strategica”. Non venivano neppure raccontate le perdite che l'Italia subiva nella conquista di questi territori.

Suo padre cosa ne pensava del regime fascista?

Mio padre era contrario al fascismo e me lo diceva parecchie volte, esortandomi a non farmi plagiare dalla propaganda fascista. Ovviamente questa sua opinione non poteva essere manifestata liberamente altrimenti sarebbe stato arrestato pure lui, odiava totalmente il regime e il duce, ma purtroppo era costretto a fingersi un sostenitore per evitare ritorsioni.

Quindi da quanto capisco la sua opinione sul regime fascista e sul duce era molto influenzata e plasmata dalla propaganda del partito, giusto?
Si si, la propaganda fascista ha avuto un ruolo cruciale nel plasmare le menti delle persone: infatti, tutti i miei coetanei che sentivo erano orgogliosi di quanto veniva fatto dalle camicie nere, inoltre chi aveva un'opinione differente da quella dello Stato veniva tacciato di tradimento.
Mi ricordo di un giorno del 1935, quando un comunista venne arrestato a Bologna, dove svolgeva il servizio militare, dalle camicie nere e poi condannato a 10 anni di prigione: tutti i cittadini considerarono questo ragazzo come un traditore e un vile che attentava alla patria, quando in realtà era semplicemente una persona che aveva un'opinione differente da quella fascista.
In un secondo tempo venne arrestato a Pesaro un operaio della Montecatini, dove era presente una cellula comunista, e a seguito di torture e minacce, fu costretto a dire i nomi di cinque suoi colleghi. Successivamente quindi i fascisti irruppero nella fabbrica e queste persone vennero arrestate. In realtà loro erano solo dei soggetti con idee politiche differenti, ma vennero accusati di essere dei sovversivi e per questo condannati a dieci anni di carcere.
Dopo le condanne il ragazzo che aveva confessato si suicidò, anche se alcune fonti dicono che venne ucciso.

Cosa ha provato quando ha appreso la notizia dell'inizio della guerra e della successiva entrata in guerra dell'Italia?
Beh diciamo che le notizie disponibili miravano tutte a mostrare la guerra iniziata da Hitler solo come una guerra contro le “democrazie plutocratiche”, come le chiamava Mussolini, che tentavano solo di destabilizzare la Germania e il nostro Paese per poterci conquistare; però, quando l'Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, io ero assolutamente contrario ad un intervento bellico. In questo periodo poi feci la conoscenza di alcune persone, che successivamente divennero dei partigiani, che mi fecero ascoltare Radio Londra e quindi appresi la realtà delle cose.
Quando l'Italia venne sconfitta in Francia questa ritirata fu, come già detto prima, definita una “ritirata strategica”, ma grazie a Radio Londra capii che la realtà era ben diversa.

Lei ha combattuto anche nel regio esercito?

Fortunatamente ero troppo piccolo per essere arruolato nell'esercito, infatti, vennero chiamate solo le persone nate fino al 1925, io sono nato l'anno successivo e quindi mi sono salvato.

Quale emozione ha provato quando è venuto a conoscenza della firma dell'armistizio?
Il nostro paesino, che è sempre stato prevalentemente comunista, era assolutamente in festa. Mi ricordo di tutta la gente che bruciava i fasci e le tessere fasciste. Mi ricordo anche che in questa occasione feci la mia prima azione da partigiano. Infatti, stavano sopraggiungendo due giovani fascisti completamente armati che avevano catturato un ragazzo per costringerlo a diventare un soldato.
Io e altri partigiani, tra cui Pompilio Fastiggi al quale è stato dedicato il quartiere in cui abito, fermammo i due, nonostante fossimo disarmati, e li intimammo a fuggire via e non farsi più rivedere. Questi non se lo fecero ripetere due volte e alzarono i tacchi per poi scappare senza voltarsi indietro.
Sfortunatamente la gioia della fine della guerra si spense velocemente, poiché ritornarono i nazisti che iniziarono a rastrellare tutte le strade per poter arruolare le persone nel nuovo esercito della repubblica di Salò.

Non pensavate assolutamente che la guerra si sarebbe protratta ancora nonostante l'armistizio?
Non potevamo saperlo e sinceramente non ce lo aspettavamo neanche. Quando le truppe naziste poi invasero l'Italia io mi arruolai subito in un GAP per partecipare alla sua liberazione.

Cosa faceva di concreto con i GAP?
Facevamo prevalentemente dei sabotaggi e spesso scrivevamo sui muri delle frasi che appoggiavano di fatto le truppe comuniste, come per esempio la scritta “W l'Armata Rossa”, quando questa riuscì a sconfiggere le truppe di Paulus a Stalingrado.
Tutto questo ovviamente veniva fatto di notte altrimenti saremmo stati catturati e poi fucilati.

Come ha vissuto questa esperienza? Aveva paura di essere trovato e fucilato dai fascisti?
Io ovviamente ero molto orgoglioso di quello che facevo, perché sapevo che stavamo liberando l'Italia e aiutando gli Alleati a sconfiggere i tedeschi.
Sinceramente non avevo paura, non perché sono molto coraggioso, ma semplicemente per incoscienza, infatti, quando mi sono aggregato con i partigiani avevo solo 17 anni e quindi non riuscivo a capire quali fossero i veri pericoli che si poteva incontrare nel fare certe azioni.

I suoi genitori come hanno accolto la notizia che lei era un partigiano?
I miei genitori erano sfollati e  sapevano che non li avrei seguiti in quanto, come già detto, mi ero aggregato con i partigiani.Per questo motivo erano un po' preoccupati, ma non più di tanto.

Qual'è stata l'esperienza più significativa?
Beh diciamo che ci sono molte esperienze che mi hanno segnato profondamente.
Mi ricordo di quando i fascisti sono venuti con i camion da Tavullia per arruolare la popolazione locale, ma quando questi sono arrivati la gente ha iniziato a scappare e loro, non riuscendo a fermarli, hanno aperto il fuoco sui civili.
Alcuni partigiani, più anziani di me, si sono quindi infuriati e hanno deciso di tendere un'imboscata a questo convoglio appostandoci alle porte del paese, nella zona che si chiamava la Fabbreccia.
Mi ricordo ancora che i tedeschi avevano messo in quella zona un cartello con scritto “Achtung Banditen” che significa per l'appunto “Attenzione Banditi”.
Comunque sia ad un certo punto sopraggiunse un fascista, da solo, che precedeva i propri compagni. La squadra dei più anziani aprì il fuoco e lo uccise, i suoi commilitoni, sentendo gli spari, decisero di fuggire e prendere l'altra strada per raggiungere la città. Uno di loro fu raggiunto e fatto prigioniero. Lo portai in una casa in montagna e qui venne ucciso, a me dissero che venne portato in un posto più sicuro, ma più tardi compresi la verità.

Un altro fatto che mi ricordo molto bene è stato quando dalla stradina che viene giù dalla collina arrivò una colonna di mucche, guidata da due tedeschi e due prigionieri russi. I tedeschi raggiunsero un' osteria e si fermarono per bere un po' del nostro vino, che a loro piaceva tantissimo.
Mentre i due erano all'interno dell'osteria i partigiani si misero d'accordo con i russi per farli fuggire e toccò a me portarli fino al nostro rifugio. Mi feci seguire e, quando i tedeschi si accorsero che i due prigionieri erano scappati, esplosero due colpi in aria. Noi ci nascondemmo subito all'interno dei cespugli che costeggiavano la strada e intanto io controllavo la strada per vedere se sarebbero venuti a cercarci, ma per fortuna non lo fecero.

Infine l'ultima esperienza che mi ha particolarmente segnato è stata quando un gruppo di fascisti riuscì a catturare uno di noi, ma questo miracolosamente riuscì a scappare. Per ripicca vennero catturati sua madre e un altro nostro compagno, un certo Ceccolini.
I fascisti costrinsero il prigioniero a indicare gli altri partigiani e quindi poco dopo ritornarono per tentare una retata. Noi però riuscimmo a scappare in tempo e ci dividemmo in due gruppi per tendere un'imboscata nelle due strade principali del paese.
Il convoglio sfortunatamente prese un'altra strada e quindi non riuscimmo a liberare Ceccolini. Lui fu costretto a scavare una buca e, quando questa fu completata, lo fucilarono.

Cosa ha provato quando ha visto le truppe inglesi?
Ho provato una gioia infinita, perché avevo capito che la guerra sarebbe finalmente terminata.
Guardai con orgoglio quelle truppe, perché hanno combattuto e sono morte sul suolo straniero per liberarci dall'oppressione nazista.

Secondo lei questa esperienza l'ha cambiata?
Certamente questa esperienza mi ha fatto maturare, non solo sul piano emotivo, ma mi ha anche formato politicamente: infatti, i partigiani con cui collaboravo erano tutti comunisti e, sentendo quello che dicevano, pensavo fosse una cosa giusta. In futuro però capii che tutto ciò che veniva raccontato era irrealizzabile e quando le truppe comuniste invasero Praga nel 1968 iniziammo a denigrare l'Unione Sovietica.

Se potesse tornare indietro rifarebbe le stesse cose?
Si ovviamente, sono molto orgoglioso di quanto ho fatto, anche se alcune cose eviterei di farle, per esempio quando i due fascisti sono stati catturati e poi giustiziati, avrei esortato i miei compagni a tenerli solo prigionieri, perché non era necessario ucciderli. In ogni caso non mi pento di quanto fatto perché come si dice “il fine giustifica i mezzi” e io sono conscio del fatto che nel mio piccolo ho aiutato l'Italia a diventare quella che ora è.

Le capita di ripensare a quei momenti? Quali emozioni prova nel farlo?
Mi capita spesso di fermarmi a ripensare a quanto fatto in gioventù e lo faccio anche molto volentieri.
Mi piace molto anche condividere con le generazioni più giovani le mie esperienze, perché noi abbiamo combattuto, alcuni perdendo anche la vita, per la libertà e la democrazia e quindi penso sia importante che i giovani sappiano cosa è successo in passato e si impegnino per evitare che regimi, come quelli fascisti, riprendano il potere ripetendo quindi quanto successo.
I giovani d'oggi devono combattere per mantenere la democrazia e la libertà che sono state ottenute con il sangue dei propri nonni.

Ultimo aggiornamento Sabato 29 Agosto 2009 11:13  

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Frase celebre

"Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco."

Erwin Rommel