Guerre Mondiali

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Vinicio Bucchi, adolescente

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Vinicio Bucchi nasce a Mondavio (PU) il 10/04/1930 e all'età di 2 anni si trasferisce ad Orciano (PU).
Il padre era cantoniere provinciale e la madre casalinga, quindi passa un'infanzia abbastanza agiata. Ha una sorella più piccola di lui di 6 anni. Frequenta le scuole fasciste e all'età di 10 anni si ritrova coinvolto nel Secondo Conflitto Mondiale.

Qui di seguito è riportata l'intervista esclusiva rilasciata dal signor Bucchi al sito guerremondiali.altervista.org:

Quando è scoppiata la guerra lei era solo un bambino, infatti, aveva solo 10 anni. Aveva lo stesso paura? Riusciva a comprendere quello che le stava accadendo intorno o era ancora troppo ingenuo?
Nonostante fossi molto piccolo avevo lo stesso molta paura. Ero perfettamente conscio di quanto accadeva intorno a me, infatti, quando la guerra è scoppiata mio padre è stato costretto ad arruolarsi nell'esercito e quindi mia madre mi ha spiegato che cosa stesse succedendo.

I suoi genitori avevano paura? Le trasmettevano questo sentimento oppure cercavano di infonderle coraggio?
Beh, come già detto, mio padre era in guerra e quindi non sapevo se avesse paura, anche se non ne dubitavo visto che era in prima linea, mentre mia madre e mia nonna erano visibilmente molto spaventate, mia nonna in particolar modo.
Mi ricordo ancora di quando noi, sentendo i bombardieri americani passare sopra le nostre teste, ci nascondevamo nel sottoscala e la nonna, stringendo in pugno un rosario, iniziava a pregare.
In ogni caso nessuna delle due cercava di nascondere la propria paura e tentare di infondermi coraggio, solo la nonna, quando sentivamo i combattimenti vicini, mi stringeva forte tra le sue braccia come per proteggermi.

Come trascorreva le sue giornate prima della guerra? E quando la guerra è iniziata le sue abitudini  sono cambiate?
Prima della guerra giocavo come tutti i bambini della mia età. Ai nostri tempi ovviamente non esistevano i videogiochi o la televisione e quindi ci divertivamo facendo dei tornei di bottoni o biglie.
Bottoni consisteva nello strappare i bottoni dei grembiuli che indossavamo per andare a scuola e sfidarci a tirarli il più vicino possibile ad un determinato oggetto, che poteva essere un sasso o un buco. Chi riusciva ad avvicinarsi più degli altri vinceva e si portava a casa tutti i bottoni.
Durante la guerra invece non giocavo praticamente più. Mia madre, per proteggermi, mi aveva mandato a fare il seminario a Fano, perché sperava che in una proprietà della Chiesa sarei stato al sicuro. Ritornavamo a casa due volte all'anno, solitamente a Natale e Pasqua.
Quando Fano però venne bombardata per la prima volta nel 1944 noi tutti fummo rimandati a casa.

Come passava i giorni di festa? Com'era l'atmosfera famigliare in quei giorni?
In quei giorni la famiglia era tutta riunita e quindi ci si divertiva ovviamente di più.
Sfortunatamente però, nessuno si dimenticava né del fatto che la guerra era in corso né della mancanza degli uomini, costretti a combattere al fronte.
Tutto sommato quindi l'atmosfera era più gioviale, ma, nonostante questo, era ovviamente molto tesa.

Cosa mangiava durante la guerra? Nei giorni festivi il cibo era più abbondante?
Deve contare che la nostra famiglia non era assolutamente povera, infatti mio padre, essendo un dipendente provinciale, aveva uno stipendio fisso tutti i mesi e questo ci ha permesso nel tempo di acquistare animali da cortile e un orto.
Durante la guerra però il cibo veniva razionato per far fronte a situazioni di improduttività dei campi, causata dai tedeschi che razziavano o dagli americani che li bombardavano.
Nei giorni normali si mangiava quindi pane nero, ovviamente senza salumi, unito a ciò che l'orto aveva prodotto.
La domenica invece ci permettevamo di mangiare, se tutto andava bene, pure della carne, ovviamente anche questa ricavata dagli animali che allevavamo noi.
Infine nelle festività il cibo era sempre abbastanza abbondante, per l'epoca ovviamente, e quindi si mangiava la pasta fatta in casa e la carne dei migliori animali.

Di notte riusciva a dormire o si svegliava con gli incubi?
Di notte non chiudevo quasi mai occhio, infatti, appena mi addormentavo mi risvegliavo poco dopo con gli incubi della guerra. Quando sentivo il rumore di un aeroplano mi svegliavo tutto sudato e con il batticuore per la paura che quel bombardiere avesse come obiettivo la nostra casa.
Anche a guerra finita mi capitava spesso di svegliarmi con il batticuore per colpa del passaggio di un aeroplano.

Qual'è l'evento che più l'ha segnato o che meglio si ricorda?
Beh potrei stare ore a raccontare, ma penso che questi due avvenimenti siano i più interessanti.
Un giorno ero fuori con mio cugino a scavare un fosso intorno alla casa per difenderla dai carri armati alleati, infatti volevamo evitare che questi ci venissero addosso.
Ad un certo punto degli aeroplani americani hanno iniziato a bombardare l'accampamento dei tedeschi situato a circa 50 metri da casa mia. Io e mio cugino, vedendo le bombe cadere, ci tuffammo subito dentro la fossa che stavamo scavando. Ho avuto paura, ma non ho pianto perché ero piccolo e quindi non riuscivo a capire che quelle bombe avrebbero potuto uccidermi.

Un giorno invece stavamo cenando tutti insieme nell'orto dietro casa mia quando ad un certo punto abbiamo sentito arrivare un tedesco a cavallo. Questo si è fermato davanti casa nostra ed ha iniziato a bussare insistentemente. Mio zio, che si vantava di saper parlare benissimo il tedesco, è andato ad aprirgli e poco dopo è ritornato dicendo che il soldato voleva una brocca di vino. Noi ,tutti agitati, gliel'abbiamo portata subito ma lui l'ha calciata via. Mio zio allora ha detto: "Non so perchè ma penso di aver capito male, forse voleva dell'acqua". Gli abbiamo dato dell'acqua ma pure questa ha gettato via. Abbiamo capito quindi che era ubriaco e aveva solo voglia di litigare, per questo motivo abbiamo spento la lampada ad olio e siamo scappati verso i campi dietro casa.  Correndo abbiamo scavalcato una rete di recinzione ed oltrepassato una siepe di ortica alta quasi due metri. In quel momento non sentimmo il bruciore causato da questa pianta perché troppo spaventati! Infine ci siamo appiattiti a terra, tra l'erba alta dei campi. Lui, notando che nessuno andava ad accontentarlo, è venuto dietro casa ed ha iniziato a sparare colpi verso la nostra direzione. Noi, acquattati a terra, abbiamo sentito i colpi fischiare sopra le nostre teste, ma per fortuna nessuno è stato ferito. Non siamo tornati subito a casa, ma ci siamo riugiati in un paesino a 6 km di distanza.

Ha perso qualcuno a causa della guerra?
No, fortunatamente non è morto nessuno a causa della guerra. Posso però raccontare un aneddoto interessante. Per difenderci dai bombardamenti e dai pericoli della guerra alcune famiglie, compresa la mia, avevano lavorato per costruire un rifugio riparato tra i monti. Io ed altri creammo una galleria di forma semicircolare. I due ingressi erano su versanti opposti e protetti da terrapieni per evitare l'ingresso di schegge o altro materiale esploso. Noi ci dovevamo disporre al centro della galleria (a metà del semicerchio) in modo tale da essere il più possibile al sicuro da qualsiasi esplosione e poter uscire velocemente da entrambe le parti. Una volta i combattimenti furono particolarmente violenti e quindi ci rifugiammo lì per oltre un mese. Per sopravvivere ci portammo molti viveri e anche le galline per non farle rubare dai tedeschi. Quest'ultime rimanevano nascoste tra gli alberi fuori dal nostro nascondiglio;  una volta ci fu un'esplosione tanto forte da far cadere tutte le foglie dagli alberi, ma miracolosamente le galline si salvarono!
Mio nonno però non voleva abbandonare la casa, così si costruì una sorta di rifugio sotto un pagliaio. Stava andando a mettersi al riparo quando una bomba esplose poco distante da lui. Per fortuna le schegge non lo ferirono, ma arrivarono così vicino da staccargli un tacco dalla scarpa! Se l'avessero colpito poco più in su probabilmente sarebbe morto.

Quest'esperienza l'ha cambiata?
Beh penso proprio di si, questa esperienza mi ha aiutato a maturare più velocemente.
Nonostante tutto però a 18 anni mi sono arruolato nella marina militare, sia perché c'era molta disoccupazione, sia perché mi piaceva come lavoro e sono orgoglioso di aver fatto parte della marina italiana.

Le capita di ripensare al passato? Cosa prova quando lo fa?

Si spesso mi soffermo a pensare al passato e me lo ricordo con piacere. Nonostante le disavventure questa è parte del mio passato che nel bene o nel male mi ha fatto crescere.

Descriva con una parola l'esperienza della guerra.
Orribile, spero che non si ripeta mai più.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Luglio 2009 15:25  

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Frase celebre

"Non c'è niente di più esilarante che l'esser preso di mira senza successo."

Winston Chuchill